Un piano di evacuazione d’emergenza

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Articolo di Elena Franco

“Le cose mutano perché le radici si uniscono e si separano: in entrambi i casi si può parlare di nascita e di morte, perché una cosa può nascere o morire sia per aggregazione sia per separazioni di parti. Se tutto è unito non c’è nulla, così come non c’è nulla se tutto è separato.”

Come ci insegna Empedocle, non è possibile sporgere né dall’uno né dall’altro capo della bilancia, altrimenti si soccomberebbe ad un’inevitabile fine. L’essere umano è il prodotto di questa espressione formale. L’essere umano è tutto ma non troppo, è nulla ma pur sempre qualcosa. E’ un androgino della creazione. 

Alcuni uomini, mi riferisco in questo caso a coloro che hanno compreso ed interiorizzato di essere composti sia da aggregazione che disgregazione, scavino all’interno del proprio essere per capire come sia possibile essere sia un’unità che una nullità (badate bene a non leggere la parola in tono dispregiativo). Sfortunatamente, il mondo è popolato anche da uomini meno temerari che scappano da qualsiasi forma di vitale autopsia emotiva, forse per paura di quello che potrebbero scoprire, forse per pigrizia, fatto sta che anziché studiare il loro essere aggregazione, si percepiscono come singole e insignificanti parti che vagabondano in giro per le strade trascinando i piedi in cerca di un’altra parte in grado di creare quell’ambito tutt’uno.

Noi esseri umani siamo macchine tendenzialmente perfette… Com’è possibile che ci manchi qualcosa? Dal punto di vista scientifico non sembrerebbe possibile, salvo particolari eccezioni che ci porterebbero però fuori argomento. Rimane da sviscerare ciò che più profondamente concerne l’animo umano. 

Ci ritroviamo quotidianamente immersi in una palude torbida e maleodorante di pubblicità ingannevole su quanto solo con la “dolce metà” un individuo possa sentirsi completo. Purtroppo, è proprio quando si raggiunge quella tanto desiderata completezza che inizia la vera disgregazione. Dallo stato intermedio si passa repentinamente ad una totalità così vacillante e impossibile da sostenere a lungo termine, che l’organismo ha bisogno di un piano di evacuazione d’emergenza. Nonostante ciò, l’uomo sembra possedere il malsano desiderio di intraprendere questa strada suicida con il sorriso sulle labbra, lo zaino in spalla e gli scarponi giusti.

Elena Franco

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