Strada d’arte

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La street art o arte di strada è ormai molto discussa in molte città del mondo. Possiamo pensare che ci piaccia oppure no, ma sappiamo veramente di cosa si tratta? Purtroppo, non tutti riescono ad apprezzarla nel pieno della sua bellezza a causa di alcune incomprensioni. Partiamo da una sottile differenza. In molti ancora oggi confondono la street art con le scritte (nel gergo tag) che ricoprono i palazzi di molte metropoli sia italiane che estere, ma questo è un fenomeno differente da quello di cui tratteremo in questo articolo. Il termine street art è riferito a quelle forme di arte che si manifestano in luoghi pubblici, a volte anche illegalmente, nelle tecniche più disparate.

Le motivazioni che spingono tantissimi giovani a intraprendere questo percorso non canonico dell’arte possono essere molto varie. Per alcuni è una forma di critica verso la proprietà privata, rivendicando le strade e le piazze; spesso, nell’arte di strada, si fa una contestazione contro la società o contro la politica. Per altri è più semplicemente un modo per esporre liberamente, senza i vincoli di gallerie e musei, quindi una maniera per autopromuoversi e operare in piena autonomia. L’arte di strada offre, infatti, la possibilità di avere un pubblico potenzialmente vastissimo, spesso molto maggiore di quello di una tradizionale galleria d’arte.

Partiamo da alcuni accenni storici. Vi è stata una generazione di artisti che ben prima della svolta di numerosi writers verso la street art, operava quasi esclusivamente in strada o utilizzava ampiamente il luogo pubblico per le proprie performance. Outsiders ed eclettici scrivevano sui muri o utilizzavano colla e carta già negli anni ’50 e ’60. La contestazione studentesca tra gli anni ’60 e ’70 ha conosciuto diversi casi artistici degni di nota. Verso gli anni ’80 emerge un nuovo approccio, non necessariamente politico o attivista, ma sempre di più indirizzato verso “art pour l’art“. 

La città adesso viene intesa come una galleria o un palcoscenico gratuito da poter sfruttare e questo avviene in diverse parti del mondo, dove emergono artisti consapevoli e con una grande carica espressiva. Parigi è luogo ideale di sperimentazione: prima con Daniel BurenChristo poi con artisti come Blek le Rat. Contemporaneamente nelle città della costa orientale degli Stati Uniti operavano artisti come John FeknerRichard HambletonKeith Haring.

Intorno al 2000, tra FranciaInghilterraSpagnaGermania e Italia, si assiste a qualcosa di differente per le strade; numerosi graffitari, proponendo lavori su poster o vernice su muro, manifestano la loro esigenza d’espressione in una tensione costante verso la comunicazione di massa, cercando di ingaggiare un nuovo, più vasto pubblico. Banksy, attivo già a Londra nei primi anni del 2000 ha estrapolato e diffuso più di chiunque il concetto di arte in luogo urbano. Gli interventi di Banksy diventarono subito dei fenomeni virali e mediatici anche grazie alla diffusione dei cellulari con videocamere e il sempre più facile accesso a internet. L’identità di Banksy è da sempre tenuta segreta ed è egli è, tutt’oggi, un artista molto discusso, che ha fatto parlare di sé anche durante l’attuale pandemia da Covid-19. Il 6 maggio 2020 (giornata nazionale degli infermieri negli Stati Uniti) è comparsa l’opera titolata “Game Changer”. Il disegno di un metro per un metro rappresenta un bambino con accanto un cestino che contiene, abbandonati, i pupazzi di Batman e dell’Uomo Ragno. Il bambino tiene, col braccio alzato, il suo nuovo super eroe: un’infermiera. L’artista ha donato l’opera, come suo tributo personale, all’ospedale universitario di Southampton. Pare che il misterioso artista, l’abbia consegnata di persona bardato in una tuta anticontaminazione. L’artista ha lasciato un biglietto che accompagna l’opera: “Grazie per quello che voi tutti fate. Spero che questo illumini un po’ il posto, anche se è solo in bianco e nero.”. Ed effettivamente l’opera spicca come un segno di speranza donando sorrisi e supporto al personale che passa da quella sala.

Ma quindi l’arte è solo quella antica e meravigliosa che già conosciamo o può mutare, assumere forme nuove che forse un po’ ci spaventano?  La street art serve solo a imbrattare i muri o può anche regalarci delle emozioni, un sorriso e in alcuni casi anche un incoraggiamento? Probabilmente con l’ultimo aneddoto una risposta già ce l’abbiamo.