Sant’Alessandro in Zebedeia

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Proseguiamo la nostra rubrica sulle chiese milanesi con un altro gioiello cittadino. Si tratta di Sant’Alessandro in Zebedeia, situata in una piazza centralissima dietro piazza Missori, ma al centro di stradine laterali e perciò non facile da notare. 

Il progetto originale si deve al barnabita Lorenzo Binago il quale iniziò la conduzione dei lavori nel 1602 con la posa della prima pietra da parte dell’arcivescovo Federico Borromeo. La chiesa venne eretta insieme agli adiacenti convento e collegio dei Barnabiti in un’area che in passato era stata occupata dalle carceri romane (dette in Zibedia) e dove, secondo la tradizione, era stato rinchiuso il martire Alessandro. Alla morte di Binago, nel 1629, i lavori continuarono a cura di Francesco Maria Richino e nel 1658 dal figlio. Fu poi Giuseppe Quadrio a prendere in mano i lavori e a lui sono riconosciute la cripta e la nuova cupola, costruita solo nel 1693. Nel 1704, infine, subentrò il barnabita Marcello Zucca che realizzò l’ordine superiore della facciata, il campanile sinistro e, nel 1717, la scalinata frontale della chiesa. 

Ma tralasciamo ora i caratteri storici e dedichiamoci alle particolarità di quest’architettura. La chiesa è caratterizzata da una pianta a croce greca inscritta in una pianta rettangolare con volte poggianti su colonne isolate: queste, assieme ad altre caratteristiche architettoniche dell’edificio furono ampiamente riprese e sviluppate in gran parte dell’Italia centro-settentrionale. Allo stesso tempo, per i forti richiami a celebri architetture del passato, la chiesa rappresenta il punto di congiunzione tra il tardo manierismo ed il primo barocco lombardo.

Il ricco interno è decorato da opere pittoriche, una piena galleria di arte lombarda del ‘600 e ‘700, con tele di Camillo Procaccini e Daniele Crespi. Il tempio contiene anche eccezionali opere d’arte applicata, rappresentate dai confessionali, dal pulpito, dal coro e dagli altari. Il pulpito e i due confessionali posti di fronte all’altare maggiore sono incredibili esempi d’arte barocca, interamente rivestiti da pietre dure intagliate. Risalgono al 1661, e sono attribuiti al celebre intagliatore Carlo Garavaglia. 

Queste opere mostrano contemporaneamente rigore geometrico nella definizione delle linee, e un forte gusto barocco nella decorazione policroma delle pietre. Il forte impatto è ottenuto principalmente dal risalto attribuito alla bellezza dei materiali in sé, mentre i disegni si mostrano semplici e geometrici. Le uniche decorazioni figurative presenti sul confessionale sono il volto di Cristo al centro e l’insolito motivo delle sue orme dei piedi nei pannelli laterali. 

Il pulpito mostra materiali ancor più ricercati nella copertura della colonna di sostegno, del parapetto e del baldacchino. L’altare centrale è fra i più ricchi ed elaborati di Milano, opera di intaglio costituita da marmi pregiati, bronzo e pietre preziose. Fu donato dalla famiglia Visconti di Modrone e realizzato da Giovanni Battista Riccardi detto il Donnino nel quarto decennio del Settecento. Al centro, il rilievo con il Seppellimento di Sant’Alessandro. Il grande coro dei Barnabiti, in noce, è decorato a colonnine tortili e a motivi vegetali.

Oltre alle ricchissime decorazioni ornamentali un’altra forma d’arte altrettanto da ammirare sono i due organi presenti nella chiesa. Il primo si trova sulla cantoria in controfacciata e si tratta dell’organo a canne Tamburini opus 43, costruito nel 1911 riutilizzando parte del materiale del precedente organo Carrera. Lo strumento è a trasmissione meccanica per i manuali e il pedale, pneumatica per i registri, ed ha due tastiere di 58 note ciascuna ed una pedaliera concava di 30. La ricca cassa barocca è in legno intagliato e dorato. Il secondo è situato nel braccio destro del transetto: anch’esso è un organo a canne, costruito nel 1987, ed è la copia integrale di un prezioso strumento di Gottfried Silbermann del 1721 a Rötha, Lipsia. Lo strumento, a trasmissione integralmente meccanica, ha un’unica tastiera di 50 note ed una pedaliera dritta di 26 note.C’è, però, un’altra particolarità interessante per i visitatori più curiosi. Essa si trova proprio nel pulpito, di cui abbiamo già parlato, situato sulla sinistra dell’arco trionfale che immette al presbiterio: addossato a due pilastri, con relativi confessionali intagliati, e ornato di pietre dure, lascia un dubbio a chi lo osserva. Infatti, girandovi intorno, non è chiaro capire dove si trovi esattamente la porta d’ingresso per il predicatore. La porticina c’è, ma è nascosta, e questo piccolo inganno crea ancor più mistero intorno alla meravigliosa chiesa milanese.