Santa Maria presso S. Satiro

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Introduciamo la nostra nuova rubrica sulle chiese milanesi con una tra le meno conosciute, un vero peccato dato il suo fascino e la sua esclusività in termini architettonici. Si tratta di Santa Maria presso S. Satiro, situata in uno stretto vicolo verso via Torino, in pieno centro. Questo gioiello milanese è il perfetto esempio delle stratificazioni storiche e delle contaminazioni artistiche della città. Partiamo, quindi, dalla sua storia. 

Verso la fine del Quattrocento si assiste, nel campo della cultura artistica, ad un ampliamento di interessi che va oltre lo studio dei modelli antichi. Questo atteggiamento universalistico è alla base dell’esperienza di Donato Bramante (1444-1514) che, formatosi nell’ambiente urbinate, esordisce come architetto a Milano lavorando per Ludovico il Moro nella corte degli Sforza. 

L’edificio attuale venne costruito attorno ad un sacello del IX secolo, dedicato a San Satiro (fratello di Sant’Ambrogio), voluto dall’arcivescovo Ansperto di Biassono: del sacello, tutt’oggi esistente, restano visibili anche alcuni affreschi d’età carolingia. L’edificio conobbe, poi, un’enorme trasformazione alla fine del Quattrocento, quando venne eretta l’adiacente chiesa di Santa Maria al fine di custodire un’icona ritenuta miracolosa, tuttora esistente.

La chiesa venne costruita tra il 1476 e il 1482 su commissione del duca Gian Galeazzo Maria Sforza e su progetto del giovane Donato Bramante. Nel 1486 furono iniziati i lavori per la decorazione della volta, mentre nello stesso anno venne assunto Giovanni Antonio Amadeo (architetto apprezzatissimo a quell’epoca, già operativo al cantiere del Duomo di Milano e alla Certosa di Pavia)  per la realizzazione della facciata, che vide completato soltanto lo zoccolo e non fu mai terminata. Un’ipotesi suggestiva, suggerisce la presenza di Leonardo Da Vinci nei cantieri di restauro del sacello di San Satiro, eseguiti tra il 1492 e il 1499: i progetti leonardeschi non vennero però mai eseguiti a vantaggio della soluzione del Bramante. I lavori per la decorazione esterna della chiesa vennero definitivamente conclusi nel 1518, mentre la facciata è frutto di un intervento tardo-ottocentesco che andò a completare il progetto, rimasto interrotto.

Ma cosa ci ha colpito di questa architettura? Bramante, pur avendo a disposizione un’area di piccole dimensioni, progetta un edificio di respiro monumentale con un corpo longitudinale a tre navate e una cupola all’incrocio dei bracci (tipico bramantesco). Per mancanza di spazio in corrispondenza del presbiterio, al fine di mantenere corrette le proporzioni tra i diversi elementi, trovò la soluzione per cui oggi San Satiro è famosa anche oltre i confini cittadini: una finta architettura illusionistica in stucco che dà l’impressione ottica di profondità pur misurando poco meno di un metro. Un finto coro prospettico in cui annulla la distinzione fra spazio reale e spazio rappresentato. Ciò fu possibile mediante la realizzazione di rilievi e modanature in cotto successivamente dipinti a formare una fuga prospettica che simulasse in 97 centimetri di profondità uno spazio pari ai bracci del transetto di 9,7 metri.

Esso presenta uno spartito decorativo con volta a botte a cassettoni composta da tre arcate e termina in una controfacciata nelle cui parti laterali sono presenti due nicchie coronate da conchiglie, mentre nella lunetta è affrescato l’episodio miracoloso secondo cui il quadro della Madonna col Putto avrebbe sanguinato a seguito di una coltellata. Tale immagine è custodita nell’altare maggiore, a cui il finto coro fa da contorno. Le pareti sono decorate con nicchie probabilmente riprese dalla decorazione del vecchio duomo di Urbino

Oltre che nella soluzione prospettica del presbiterio, Bramante esibisce la propria cultura rinascimentale nell’adozione della pianta centrale e nel repertorio antiquario che contraddistinguono la bellissima Sagrestia, impreziosita dalle decorazioni in cotto di Agostino de Fondulis, autore anche del gruppo scultoreo del Compianto su Cristo Morto, oggi collocato nel sacello di San Satiro.

L’illusione prospettica bramantesca, ampiamente citata e descritta nei trattati d’arte dell’epoca, fu successivamente ripresa dal Borromini nella realizzazione della Galleria prospettica di palazzo Spada.Nel suo complesso Santa Maria presso S. Satiro si colloca perfettamente nella nostra città, rimanendo nascosta alla corsa caotica che caratterizza il mondo moderno ma racchiudendo un’affascinante pagina della sua storia.