pillole di Saba

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Saba ha pubblicato ‘’Ulisse’’come chiusura nella raccolta delle Mediterranee, contenuta nel Canzoniere. Il viaggio di Ulisse si configura come allegoria del percorso di vita del poeta nato a Trieste. Umberto soffriva di una forte nevrastenia che nel 1929 lo costringe a  mettersi in analisi a Trieste con il dottor Weiss, lo stesso medico di Italo Svevo. In questa poesia, riportata sopra, l’io è  “quella terra di nessuno”, incontaminata e simbolo di libertà, casa dell’indomato spirito.  A differenza dell’Ulisse dantesco (Inferno, XXVI), l’Ulisse di Saba è condotto ad un fine preciso, che poi, coincide con il desiderio stesso di libertà. Come si sa,  Saba, pseudonimo di Umberto Poli,  era convinto che ai poeti fosse rimasto da scrivere della condizione esistenziale umana nella sua più ampia sfumatura quotidiana. Nel 1955 e due anni dopo morì, sepolto a Trieste nel cimitero di Sant’Anna. Lasciò incompiuto l’Ernesto, romanzo postumo al quale aveva dedicato i suoi ultimi anni.  “Ed è il pensiero della morte che, in fine, aiuta a vivere.” scriveva nei versi tratti dalla poesia “Sera di febbraio”