in arte Millo

Pubblicato Etichettato come Architettura

Dopo una prima introduzione sulla street art, diamo inizio alla nostra rubrica presentando un artista sconosciuto ai più. 

Francesco Camillo Giorgino, in arte Millo, è lo street artist che ha rivoluzionato il paesaggio di Torino e Milano, dipingendo i suoi murales sulle enormi pareti che lo hanno reso famoso. 

Ma scopriamo come ha preso il via la sua carriera.

Francesco nasce nel 1979 a Mesagne, una piccola città in provincia di Brindisi, dove frequenta il liceo scientifico. Successivamente si trasferisce a Pescara, dove vive tuttora, per conseguire una laurea in Architettura. La passione per il disegno lo ha portato a strutturarsi come artista e a partecipare a numerosi Festival di street art. Nel corso della sua carriera artistica è stato insignito di numerosi premi e riconoscimenti nazionali, tra cui il Premio Celeste nel 2011.

Forse non tutti sanno di cosa stiamo parlando, quindi cos’è il Premio Celeste? Si tratta di un’iniziativa promossa dalla piattaforma Celeste Network, fondata da Steven Music, una community di artisti internazionali. Celeste Network è nato nel 2007, per promuovere in un modo più articolato su internet le opere candidate. Negli anni il network è cresciuto e oggi si presenta come una delle poche piattaforme web internazionali dedicate alle opere degli artisti visivi. I premi che hanno ideato sono premi d’arte che mettono in luce le opere degli artisti emergenti e mid-career, aiutano a costruire carriere e portano al riconoscimento della critica e delle gallerie; sono delle open call, aperti a tutti, senza limiti di età o esperienza. 

Le opere di Millo sono sparse in Italia ma anche nel resto dell’Europa, in America e Asia, tutte con delle caratteristiche comuni. Un utilizzo quasi esclusivo del bianco e nero, con qualche rara punta di colore, un tratto pulito, dei murales pieni di dettagli, che inglobano, il più possibile, gli elementi dell’architettura circostante. La sua ricerca estetica pone l’accento sulla fragilità dell’esistenza umana in relazione al contesto che la ospita, indaga non solo ciò che ci circonda ma soprattutto ciò che si cela dentro di noi, due aspetti legati inevitabilmente in modo reciproco.

Spesso gli è richiesto di disegnare su facciate cieche di palazzi e per questo afferma l’evidenza, in questi casi, di come la speculazione edilizia abbia creato scorci visivamente sgradevoli. Per questo le sue opere mirano, oltre a realizzare qualcosa che possa suscitare emozioni a chi lo osserva, anche a mettere in evidenza lacune strutturali degli stessi palazzi e della città più in generale.

Egli realizza le sue opere con l’aiuto di piattaforme aeree: si posiziona a metà della parete e, con una lunga asta alla cui estremità è attaccato un pennello, abbozza con un grigio quasi impercettibile le figure dei personaggi, figure caratterizzate da una delicata goffaggine che si animano sovrastando la città. Successivamente, a colori pieni, realizza le ombre, i colori e il nero tutto rigorosamente a mano libera. 

Nel 2014 vince il bando internazionale d’arte pubblica B.ART, Arte in Barriera, aggiudicandosi la possibilità di realizzare 13 opere su diverse facciate cieche situate nel quartiere di Barriera di Milano nella città di Torino. 

Il suo progetto, dal titolo Habitat, è connesso proprio alla parola, allo spazio che l’uomo occupa nel mondo. Ogni opera porta con sé un messaggio diverso e creato appositamente per il luogo in cui si trova. In tutti i suoi lavori, cerca non solo di riprodurre l’habitat dell’uomo, in questo caso una sorta di città anonima che potrebbe essere associata a qualunque città del mondo, ma mira a sottolineare la relazione che intercorre tra questa ed i suoi personaggi, sempre piuttosto goffi e fuori scala. Per Millo, essi sono la parte più pura dell’uomo, tutto quello che abbiamo dimenticato di essere. La cosa che, però, tiene a sottolineare è come ognuno sia libero di vedere e trovare in queste figure il significato che preferisce. 

Nel 2015 a Milano, nei pressi del Giardino delle Culture, Millo realizza Lost and Found sulle facciate di due edifici. Un intrico di palazzi in bianco e nero e due giganti figure con un unico fortissimo tocco di colore, due cuori rossi.

Nel 2016 partecipa alla manifestazione Impronte Art Festival, organizzata dal Collettivo Boca in collaborazione con la Fondazione Salvatore Ferragamo, realizzando Blind, murale di una gigantesca bambina distesa in una città che ne illumina il cielo con l’arcobaleno che le scaturisce dalle mani. Millo spiegandone il significato sostiene: “A volte come ciechi non vediamo la magia, la bellezza, l’unicità che è nascosta in ognuno di noi, come ciechi agiamo dimenticando quanto siamo speciali.

Nel 2017 interviene nel progetto Back to School! sostenuto dall’Unicef decorando la superficie di un penitenziario, il carcere minorile di Kremenchuk, in Ucraina. Attraverso il murale Power of Imagination egli esorta i giovani del reclusorio a non perdere la loro capacità immaginativa, indispensabile forza motrice e fonte vitale di speranza e fiducia nel futuro. Rappresenta un ragazzo che dopo essersi costruito un aeroplano di legno, va pilotando con sguardo rivolto all’orizzonte.

Nello stesso anno, per la mostra Brighter Days Are Coming, tenutasi a San Pietroburgo, realizza Rivoluzione. Il murale vuole essere metafora della capacità che ognuno deve avere per compiere la propria rivoluzione personale. L’ispirazione è giunta ponendo attenzione al periodo di rivoluzione di un pianeta, ossia al tempo impiegato da quest’ultimo per compiere un’orbita completa.

Per lo Street Art Festival 2018, Millo esegue a Forlì il murale Article 3 con cui ha messo al centro dell’attenzione l’articolo 3 della Costituzione Italiana, secondo cui tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni.

Altre sue opere si trovano in diverse parti del mondo e non si tratta solo di murales sulle facciate degli edifici. Un esempio è l’installazione Sleeping Beauty all’interno dell’aranciera del Palazzo di Sofiero in Svezia, allestita in collaborazione con Sara Bratt, garden designer ufficiale del castello.

Chi ha avuto la possibilità di vederne qualcuno dal vivo sa di cosa parliamo. Le opere di Millo sono monumentali, attirano subito il nostro sguardo e ci danno subito l’impressione di essere cariche di contenuti. Ogni disegno ha un suo significato specifico per l’artista e qui ne trovate qualche accenno, ma niente paura perché non è necessario essere esperti, la vera bellezza dell’arte sta proprio in questo: ognuno può trovarne un senso differente, un significato più intimo e personale. L’arte è alla portata di tutti.