Alda Merini: sospesa sui fili delle sue poesie

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“Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti quelli, che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita”

Domenica, 21 Marzo, è stato il compleanno di #Alda. Le quattro figlie la ricordano come una donna inafferrabile per profondità e poetica. La Merini, vittima della sensibilità che le abitava dentro nelle viscere,  si è dedicata agli spazi piccoli e angusti che la società riserva agli ultimi. Il legame con la vita, la sua così complessa e particolare, era un filo di lettere e fonemi. Pagine di parole alle quali Alda ha affidato il ruolo di comando della sua intera esistenza. Insieme hanno navigato un’onda inarrestabile di dolorosa incomprensione che l’ha sempre accompagnata nelle relazioni con i suoi affetti più stabili. Fin da giovane, nella famiglia che non le permetteva di studiare e formarsi, o con il marito, che non comprendeva il suo interesse culturale: la Merini ha combattuto come una piccola ape furibonda per 78 anni. 

Nel novembre 2009 è morta nella sua amata e profondamente vissuta Milano. Sua figlia Simona, lucida e profonda poetessa, in un’intervista ha raccontato dell’ultima settimana di vita della madre. In quei giorni, caratterizzati dal ricovero al San Paolo di Milano, una frase potente ha avvolto il loro rapporto. Simona, infatti, ricorda di un lieve ”ti voglio bene” che si è materializzato quasi a ricomporre il legame tra loro, freddato nel tempo dall inarrestabile impeto poetico di Alda di cui il nostro paese e la città di Milano conserva gelosamente l’opera, sofferta e vorticosa. Il suo lavoro ha ricevuto il plauso di grandi come Eugenio Montale che la annoverò tra le più importanti poetesse del Novecento. La poetica della Marini, famosa per arrivare così precisa nell’anima di chi legge, si sfumava però nell’accogliere il suo ruolo di madre nella vita di tutti i giorni. Perdonata per la sua lontananza in vita, oggi le quattro figlie si occupano del sito biografico, ricca testimonianza della vita della donna, delle sue opere e i suoi pensieri.

“Io la vita l’ho goduta tutta, a dispetto di quello che vanno dicendo sul manicomio.

Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno…. per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara”.